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mercoledì 11 maggio 2016

10 (+1) fotografie inedite della Grande Guerra


Qui di seguito vi proporremo una galleria di 10 fotografie rarissime scattate in momenti particolari della Grande Guerra; documenti e ricordi indelebili di istanti catturati a volte per caso ma che oggi sono utili per scoprire la storia dimenticata della vita quotidiana e delle piccole cose che la storiografia ufficiale ha dimenticato.


L'interno dell'abitacolo di uno degli S.V.A. 9 che volarono su Vienna durante la famosa impresa di Gabriele d'Annunzio



La fotografia del primo aereo italiano decollato nella I Guerra Mondiale il 24 Maggio 1915



Soldato tedesco bombarda trincee francesi: nei primi tempi dell'aviazione i bombardamenti venivano effettuati dagli stessi piloti che abbandonavano i comandi per lanciare manualmente bombe o altri oggetti.
(Curiosità: il primo bombardamento aereo della storia risale al 1912 ed è stato compiuto dagli italiani su una postazione turca; in quell'occasione vennero sganciati sacchi di sabbia e mattoni).


Momento del rancio in una trincea austroungarica sul confine italiano

Donne al lavoro in una fabbrica di munizioni a est di Londra: la prima guerra mondiale giocò un ruolo fondamentale per l'emancipazione femminile e consentì alle donne di entrare a far parte della società anche svolgendo lavori prima impensabili per una donna


Un cane adibito al trasporto di medicinali in Francia: i cani venivano utilizzati spesso per il trasporto urgente di materiale sanitario in quanto più veloci degli uomini e più piccoli, il che consentiva loro di non essere colpiti dal fuoco nemico durante il camminamento in trincea.

Un "piccione spia" con una macchina fotografica legata al petto; i piccioni venivano usati come "droni" per immagini dall'alto di postazioni nemiche ma anche per il trasporto di messaggi: l'utilizzo di questi volatili si rivelò talmente utile da essere praticato anche nella seconda guerra mondiale, preferendoli spesso ai moderni mezzi di comunicazione come il telefono o la radio.

3 Novembre 1918: la cavalleria italiana bivacca in piazza Duomo a Trento: la città è presa e questa è la prima fotografia scattata nella Trento italiana.

25 dicembre 1915: Partita amichevole nella terra di nessuno tra Germania ed Inghilterra; questi comportamenti di fraternizzazione con i nemico vennero duramente puniti dai Paesi in guerra. (per la cronaca vinse la Germania 4-2)


Truppe Neo-Zelandesi all'assalto di una trincea nemica durante un attacco di gas.
Questa è l'unica fotografia nota di truppe Neo-Zelandesi in azioni di guerra.


Palazzo del Quirinale a Roma: la Residenza Reale venne trasformata durante la Grande Guerra in un ospedale militare.





domenica 17 aprile 2016

QUIZ: Quanto conosci la Grande Guerra?

1. In quale data l'Italia entrò in guerra?

A. 23 Maggio 1915
B. 25 Maggio 1914
C. 24 Maggio 1915
D. 25 Maggio 1915



2. A che età è stato assassinato l'Arciduca Francesco Ferdinando?

A. 23 
B. 51
C. 43
D. 27



3. In che giorno si vide sui campi di battaglia il primo Carro Armato?

A. 15 Settembre 1918
B. 15 settembre 1916
C. 15 Agosto 1917
D. 15 Agosto 1918



4. Quanti furono secondo le stime i soldati uccisi durante la guerra 1915-1918?

A. Tra i 5 ed i 6 milioni
B. Tra i 13 ed i 14 milioni
C. Tra i 20 ed i 22 milioni
D. Tra gli 8 ed i 9 milioni



5. Qual'era tra questi il Paese con l'esercito più numeroso?

A. Francia
B. Germania
C. Italia
D. Stati uniti



6. Per quanti chilometri si estendeva la Linea Maginot?

A. 400 km
B. 500 km
C. 200 km
D. 300 km



7. Chi potevate trovare nel 1917 nelle trincee del Monte Grappa?

A. Adolf Hitler
B. Benito Mussolini
C. J.R.R. Tolkien
D. Winston Churchill



8. Quale oggetto utilizzato ancora oggi fu inventato per i soldati della Grande Guerra?

A. La cerniera
B. L'impermeabile
C. Gli occhiali da sole
D. Il nastro adesivo



9. Quale invenzione posero gli inglesi sugli aerei nel 1916?

A. La radio
B. Il telegrafo
C. Il wireless
D. Il radar



10. Chi ha regnato il Regno Unito durante la Prima Guerra Mondiale?

A. Edoardo VIII
B. Giorgio VI
C. Edoardo VII
D. Giorgio V













RISPOSTE

Per ogni risposta corretta 2 punti, sbagliata -1; non risposto 0



1.  Risposta corretta: C
2.  Risposta corretta: B
3.  Risposta corretta: B
4.  Risposta corretta: D
5.  Risposta corretta: B
6.  Risposta corretta: A
7.  Risposta corretta: C
8.  Risposta corretta: A
9.  Risposta corretta: C
10. Risposta corretta: D




PUNTEGGIO

Da -10 a 0 punti: FANTE
 La storia della prima guerra mondiale non è il tuo forte ma sicuramente sarai più preparato su altri argomenti della storia italiana; continua a seguire il nostro blog, quando pubblicheremo i quiz su altri argomenti non accetteremo scuse, intanto potresti leggere gli articoli sulla grande guerra che pubblichiamo qui!

Da 0 a 4 punti: SERGENTE
Hai delle conoscenze discrete sulla Prima Guerra Mondiale, però ci sono ancora delle cose che ti sfuggono! Non abbatterti il quiz era difficile, ma continua a seguirci su questo sito e potrai trovare delle curiosità interessanti sulla Grande Guerra.

Da 5 a 8 punti: COLONNELLO 
Sei un vero asso, sulla storia della Prima Guerra mondiale ti sei informato molto, sei decisamente appassionato dell'argomento; il consiglio che ti diamo è quello di continuare a coltivare questa passione e trasmetterla a chi ti sta intorno!

Da 9 a 10 punti: CAPO DI STATO MAGGIORE
Non possiamo permetterci di commentare, probabilmente hai una laurea in storia oppure hai dedicato molto tempo della tua vita nello studio di questo particolare conflitto; anche seguendo il nostro blog!
Lo staff di Il Piave Comandò è fiero di te!



COMMENTA QUI SOTTO CON IL TUO RISULTATO!

mercoledì 13 aprile 2016

Le 5 cose che (forse) non sapevi sulle colonie italiane

Lo sbarco di ufficiali italiani in Somalia

1. A Mogadiscio esisteva la cattedrale cattolica più grande dell'Africa:
Venne progettata dall‘ing. Antonio Vandone Conte di Cortemiglia sul modello del duomo di Cefalù, fu la più grande cattedrale cattolica dell'Africa e l'unica in stile gotico-normanno.
Presentava una pianta a croce latina e interno era suddiviso in tre navate; inoltre presentava una facciata monumentale sovrastata da due campanili alti 37,50 purtroppo distrutti durante la guerra civile del 1991.

2.  Gli sbarchi in Somalia nei primi anni di colonizzazione erano assai difficoltosi a causa delle onde e del basso fondale che si stagliava per centinaia di metri; per rimediare a questo inconveniente gli ufficiali si facevano trasportare su delle comode poltrone fino alla terraferma da dei pescatori locali che venivano pagati profumatamente per prestare questo particolare servizio.

Faro Crispi (Capo Guerdafui, Somalia, 2013)
3.  Ancora oggi in Somalia a Capo Guardafui esiste un particolare faro con le sembianze di un fascio littorio: voluto dal governatore della Somalia De Vecchi, il "Faro Crispi" dopo numerose peripezie il progetto venne affidato all'ingegner Vittorio Croizat che lo finì di costruire nel 1924; nel 1930 per volere del Governo prese le sembianze di un grande fascio littorio.

4.  Asmara è la capitale dell'Eritrea, è famosa per essere considerata una città opera d'arte: infatti il centro storico di produzione coloniale italiana presenta tutte le caratteristiche della città fascista ideale, che non fu mai attuata in Italia a causa della conformazione morfologica del territorio e dell'impostazione medievale delle grandi città; in Eritrea gli architetti razionalisti e futuristi poterono sbizzarrirsi in produzioni architettoniche straordinarie come il famoso distributore de benzina FIAT Tagliero o il Cinema Impero, o ancora il Palazzo del governatore.

Distributore FIAT Tagliero (Asmara, Eritrea 2011)
5.  Gli Ascari che combatterono per l'Italia durante il colonialismo italiano, dopo la fine della guerra ebbero il diritto di ricevere qualora lo volessero il passaporto italiano e la pensione di guerra analoga a quella dei soldati nazionali (pari a 300€) che tutti ritirarono per l'intera durata della loro vita presso le ambasciate italiane delle ex colonie. Nel 2001 erano ancora 350 gli ascari che si recavano mensilmente presso l'ambasciata italiana per il ritiro della pensione. Solo tre ascari però decisero di trasferirsi in Italia dopo la guerra: uno di essi è ancora in vita e vive a Roma.

venerdì 1 aprile 2016

Le 5 curiosità storiche sul "Pesce d'Aprile"

Secondo la tradizione napoletana
il nome Pesce d'Aprile deriva dalla sirena
Partenope.


E' usanza in Europa ed in altri luoghi del mondo (in particolar modo in India ed in alcune regioni asiatiche) celebrare il 1 Aprile la nota tradizione del Pesce d'Aprile; ma vediamo insieme quali sono le 5 curiosità storiche riguardanti questa data:


1.
Secondo la tradizione, l'usanza di festeggiare il pesce d'Aprile proviene dalla Francia del XVI secolo: infatti prima dell'emanazione del nuovo calendario voluto dal Papa Gregorio XIII nel 1582 in europa era d'uso festeggiare il nuovo anno proprio il primo d'Aprile (o comunque nei giorni compresi tra il 25 Marzo e l'1 Aprile) occasione in cui era tradizione scambiarsi dei pacchi regalo come buon augurio per il nuovo anno; con l'avvento del calendario gregoriano e lo spostamento del capodanno all'1 gennaio, i sudditi di Enrico IV continuarono a scambiarsi pacchi regalo vuoti il primo giorno d'Aprile proprio per sottolineare il vecchio capodanno divenuto ormai obsoleto.

2.
Secondo alcuni studiosi la tradizione non proviene dalla Francia del '600, bensì dalla molto più antica tradizione romana.
La celebrazione del primo aprile infatti coincide con la ricorrenza romana dell'Hilaria: in questa occasione i romani celebravano l'equinozio primaverile e la particolarità di questo giorno di festa era il permesso di dare vita a qualsiasi forma di scherzo o gioco, con la predilezione per il mascheramento. Ad ognuno era permesso assumere l'identità e l'aspetto di ciascuno, persino di appartenenti ad alte cariche pubbliche come i magistrati.

3.
Nella "Napoli Nobilissima" di Benedetto Croce si può riscontrare nella tradizione napoletana una ricorrenza analoga a quella del pesce d'Aprile (probabilmente derivata anch'essa dalla tradizione romana) nella quale si riscontra come in passato,fosse vietato uscire in mare il 1 aprile, giorno in cui la Sirena Partenope avrebbe trasformato, per gioco e scherzo, i marinai in pesci. A Napoli diventa anche dolce di cioccolato proprio per compensare i pescatori del mancato bottino nel giorno sconsigliato dalla leggenda per recarsi a pescare.

4.
Secondo alcuni sociologi l'usanza di affliggere delle frasi scherzose sulla schiena di malcapitati provenga dalla Scozia, dove il pesce d'Aprile viene chiamato Gowkie Day (giorno del cuculo) proprio per prendersi gioco delle persone colpite dalla burla.

5. Si dice che i nome adottato in Italia (ed in Francia) di questa ricorrenza, ovvero "Pesce d'Aprile" veda protagoniste le prime pesche primaverili del passato. Spesso accadeva che i pescatori, non trovando pesci sui fondali nei primi giorni di aprile, tornassero in porto a mani vuote e per questo motivo erano oggetto di ilarità e scherno da parte dei compaesani

lunedì 28 marzo 2016

Le 5 cose che (forse) non sai su Benito Mussolini



1.  Un giorno di maggio del 1923 sulla scrivania del Duce c’è una lettera. È di un pescivendolo che si chiama Ventimiglia Romolo: il Municipio vuole revocargli la licenza e il poveretto ha pensato di scrivere a Mussolini per avere un aiuto, lamentando di non essere stato ricevuto dal capo del Governo. Il Duce non ci pensa due volte ed esce: ‘tu mi hai scritto che non riesci ad essere ricevuto da me – dice all’uomo – allora ho pensato di venirti a cercare. Ti assicuro che il sindaco, signor Filippo Cremonesi, ti lascerà stare in questo mercato. Avendo offerto un figlio alla Patria, ne hai diritto più di altri’.




2.
 quando Mussolini lasciava il salone delle Vittorie, alla fine della giornata di lavoro, il suo attendente Navarra lo accompagnava all’ascensore, lo faceva entrare, faceva partire l'ascensore e si precipitava giù all’impazzata per le scale, in modo da arrivare al piano terra prima dell'ascensore di Mussolini, consentendogli di aprire lo sportello dell’automobile e di consegnargli la borsa.
Inizialmente Mussolini non aveva ci aveva fatto caso, ma una sera, gli chiese se si serviva di un altro ascensore, e Navarra aveva risposto: ‘No, eccellenza, faccio una corsa’. Dunque la sera successiva, mentre entrava nell’ascensore ed il fido attendente era pronto a spiccare la corsa abituale, gli ordino di scendere con lui, esclamando: 'non voglio che si rompa una gamba per causa mia…’.




3.
 Ancora Navarra ricordando quei tempi ricorda un Mussolini “terribilmente depresso durante il delitto Matteotti”, molto amato dalla folla ma soprattutto dalle donne. In generale un semplice figlio del popolo che scala le vette del potere e da ultimo diventa il primo uomo d’Italia, con i suoi pregi e suoi difetti, i suoi vizi e le sue virtù; un uomo che amava i libri gialli e i gatti, in particolare il suo: Pippo; odiava i profumi e non aveva mai un soldo in tasca.




4.
 Durante il ventennio fascista la stampa si occupò spesso di Benito Mussolini trattandolo come una sorta di divinità dalla quale potevano scaturire eventi prodigiosi se non miracoli veri e propri.
Come un giornale locale che descrisse la visita del duce in Sicilia, nei pressi dell’Etna:
“Il fiume di lava che fluiva dal fianco ardente del vulcano, aveva dovuto arrestarsi davanti al fuoco ancora più ardente del suo sguardo”.
Un altro aneddoto, anch’esso di carattere soprannaturale, fu raccontato dal Giornale d’Italia:
“Sei mesi or sono certa Aurelia Giaccabi dava alla luce una bambina…sul fianco sinistro della bambina era visibile l’impronta di un fascio littorio”


5.  L'espressione “nudi alla meta” può essere utilizzata in senso ironico nei riguardi di chi, fortemente idealista, si ritrova con un pugno di mosche in mano dopo aver combattuto battaglie estenuanti.
Infatti, sembra che il primo a pronunciare la frase sia stato Benito Mussolini nel 1923, quando, a seguito dell’annessione all’Italia del Dodecanneso, rifiutò sdegnosamente il titolo di duca di Rodi, considerandolo inutile e privo di senso, facendo intendere appunto quanto gli sforzi per l'annessione delle isole greche gli siano valsi "soltanto" un inutile titolo.

venerdì 18 marzo 2016

170 anni fa: Le 5 giornate di Milano

Una sequenza della rivolta
Il 18 Marzo 1848 avevano inizio a Milano le 5 giornate più famose dell'unificazione Italiana, che portarono la città alla liberazione dalle truppe austriache che il 22 Marzo furono costrette ad abbandonare la città.

La guarnigione austriaca in città era poco consistente (8000 uomini) ed era comandata dall'ottantaduenne Josef Radetzky, questo favorì un'ulteriore slancio alla popolazione insorta, certa di creare molti problemi ai pochi austriaci.
Milanesi in rivolta dietro una delle celebri "barricate"
Inoltre, nel settembre 1846 entrava in città, acclamato dalla folla l'arcivescovo carlo Bartolomeo Romilli che sostituiva l'austriaco Kajetan von Gaisruck; questo comportamento scaturì la reazione della polizia austriaca che caricò la folla in piazza uccidendo un milanese e ferendone 4.

Venuti a conoscenza anche a Milano dei moti rivoluzionari calabresi, la tensione nella città esplose nella giornata del 18 marzo quando la popolazione scese in piazza in seguito alla rivolta di Vienna che provocò la caduta di Metternich per chiedere maggiore autonomia e libertà di stampa.
Presto la protesta pacifica si trasformò in rivolta armata in seguito ad alcuni screzi con i soldati austriaci durante la manifestazione.
Iniziavano così le Cinque Giornate di Milano gestite da Carlo Cattaneo e Gabrio Casati.

giovedì 17 marzo 2016

17 Marzo 1861 - 2018 Auguri Italia!

AUGURI ITALIA


155 ANNI DI STORIA



Il 17 marzo 1861 il Popolo Italiano reduce di oppressioni per secoli si ribella allo straniero, mettendo in atto l'unità nazionale.
Non è vero che fatta l'Italia bisogna fare gli Italiani; gli italiani si sono fatti da se' nei secoli, con la propria comune cultura che hanno scelto di mettere a frutto quel giorno, decidendo di unirsi in una Patria fatta di soli italiani.

157 anni di Patria, di Storia, di Eroi e di vite che si sono succedute per la grandezza della nostra nazione.


Riportiamo in seguito il commento della redazione.






"Oggi più che mai l'auspicio è di un Paese che non ha paura della sua storia e che ha voglia di diventare più grande ancora."




I Doubat: gli Arditi Neri

Doubat cammellati guidati da Camillo Bechis.
I Doubat (turbanti bianchi per i coloni, Arditi Neri per gli Italiani) furono un corpo di milizia di confine istituito in Somalia tra il 1924 ed il 1941 e costituivano una via di mezzo tra truppe irregolari (erano civili con compiti di vigilanza) e truppe regolari (l'equipaggiamento era lo stesso per tutti ed il comando era di tipo militare tradizionale).
In realtà esistevano già da molto tempo: vennero impiegati la prima volta nel 1905 con il nome di Gogle (fiduciari) con compiti di guerriglia e pattugliamento; in seguito nel 1923 vennero "regolarizzati" dal governatore della Somalia De Vecchi; in questo periodo adottarono il soprannome datogli dalla popolazione (Dub=Turbanti at=bianchi) come nome ufficiale della milizia.
Nel 1925 il reparto venne affidato al comando del Maggiore degli Alpini e Commissario di Confine Camillo Bechis.
Doubat con equipaggiamento tipico.
La loro principale caratteristica consisteva nell'estrema leggerezza di armamento (a sinistra): disponevano di un Mannlicher di preda bellica austro-ungarica e di equipaggiamento composto da due cartucciere, un pugnale tradizionale somalo (billao), turbante, gonnellino (futa) e fascia trasversale sul torace (tutto rigorosamente bianco); questo equipaggiamento estremamente leggero consentiva spostamenti rapidissimi. Il reclutamento dei Dubat, avveniva fra i clan di confine; per risultare idonei era necessario appartenere ad una tribù di guerrieri, avere un'età compresa tra i 18 ed i 35 anni e superare una prova di resistenza fisica molto dura: corsa campestre di 60 chilometri in non più di 10 ore; prova che selezionava degli uomini dalla prestanza fisica eccezionale in grado di controllare con pochi uomini tutto lo sterminato confine della Somalia che altrimenti avrebbe richiesto migliaia di truppe "tradizionali".
I Doubat erano divisi in bande, con ufficiali italiani e sottufficiali somali o yemeniti. L'addestramento era affidato a sottufficiali indigeni appartenenti a battaglioni coloniali e la loro gerarchia era suddivisa in 4 gradi: gregario; sotto capo; capobanda; comandante.
Esistevano, inoltre due tipologie differenti di Doubat: i fanti ed i Doubat cammellati o dromedariati.
I Doubat si distinsero anche in scenari di guerra nei quali erano sovente impiegati con compiti di pattugliamento o ricognizione; tra le loro operazioni più importanti troviamo: la soppressione del movimento ribelle-terrorista di Erzi Bogor, la guerra d'Etiopia (1935) e la conquista della Somalia Britannica (1940).

mercoledì 2 marzo 2016

Auguri ai "dimonios" della Sassari

AUGURI ALLA BRIGATA SASSARI ("DIMONIOS")

Scudetto della Brigata Sassari
La Brigata "Sassari" si costituisce il 1° marzo 1915 a Tempio Pausania con i Reggimenti di Fanteria 151° e 152° anch'essi di nuova formazione.


Durante la Grande Guerra la Brigata si batte con grande coraggio tanto da essere più volte citata come "speciale unità d'assalto". 
Per l'eroico comportamento nel corso della Prima Guerra Mondiale le Bandiere dei due reggimenti vengono decorate con due Medaglie d'Oro al Valor Militare.
In esecuzione della legge 11 marzo 1926 sull'ordinamento dell'Esercito, che prevede la costituzione delle Brigate su tre reggimenti, inquadra oltre al 151° ed al 152°, anche il 12° Reggimento Fanteria "Casale" e prende il nome di XII Brigata di Fanteria.
Successivamente la Brigata ed il 34° Reggimento Artiglieria entrano a far parte della Divisione Militare Territoriale di Trieste (12a) e allorché nel 1934 detta grande unità assume il nominativo di Divisione di Fanteria del Timavo (12a) la Brigata diviene Brigata di Fanteria del Timavo (XII).
Nel 1939, abolito il livello brigata, si forma la Divisione di Fanteria "Sassari" (12a) che inquadra i Reggimenti 151° e 152° Fanteria e 34° Artiglieria per Divisione di fanteria.
Nel 1941 entra nell'organico divisionale anche la 73a Legione CC.NN. d'assalto.
Impiegata alla fronte alpina occidentale nel 1940, dal 1941 al 1943 conduce un intenso ciclo operativo antiguerriglia in Jugoslavia prima di essere rimpatriata ed essere dislocata intorno Roma nel 1943.
A seguito degli eventi determinati dall'armistizio, la divisione si scioglie il 10 settembre 1943 dopo aver partecipato alla difesa di Roma dagli attacchi delle forze tedesche.
Il 1° dicembre 1988 viene costituita in Sassari la Brigata Motorizzata "Sassari" nella quale sono nuovamente riuniti il 151° Battaglione Motorizzato "Sette Comuni" ed il 152° Battaglione Fanteria "Sassari" ai quali si affianca poi anche il 45° Battaglione Fanteria "Arborea".
Dal 1° gennaio 1991 diviene Brigata Meccanizzata "Sassari" e con il riordinamento della Forza Armata inquadra il Reparto Comando e Supporti Tattici ed i Reggimenti di Fanteria 151° e 152° "Sassari" ed il 45° "Reggio" che sarà perso di forza dopo poco.

Gli Austriaci imparano a temere questi soldati coriacei e testardi che contendono il terreno palmo per palmo (Appunto verranno soprannominati "Dimonions").
Fregio del 151° Regg. Fanteria Sassari
il 26 settembre 2003 viene ricostituito in Macomer il 5° Reggimento genio guastatori per trasformazione del 45° Reggimento  fanteria "Reggio" ed inquadrato nella Brigata meccanizzata "Sassari".
Fregio del 151° Regg. Fanteria Sassari

il 1° dicembre 2009, nel quadro dei provvedimenti di razionalizzazione della Forza Armata, lo Stato Maggiore dell'Esercito ha disposto la ridislocazione del 3° Reggimento bersaglieri dalla caserma "Mameli" di Milano alla caserma "Salvatore Pisano" di Capo Teulada, lasciando la 132^ Brigata corazzata "Ariete" e passando alle dipendenze della Brigata meccanizzata "Sassari".

Qua vediamo le unità (le principali con Fregio e Mostrine) della Brigata Sassari:

venerdì 26 febbraio 2016

le 5 cose che (forse) non sapevi su Gabriele D'Annunzio

Il Vate gioca con i sui cani 
1. Durante i salotti mondani, quando si trovava circondato da suoi adulatori e seguaci si divertiva a deriderli chiedendo loro opinioni sulla sua ultima opera e loro, in modo molto vago gli rispondevano riempiendolo di complimenti ed adulazioni; nulla di strano in questo se non fosse per il fatto che d'Annunzio chiedeva opinioni su opere che in realtà non aveva mai scritto.

2. Il Vate fu l'inventore di molte parole di uso comune della lingua italiana, commissionategli dal governo fascista per sostituire i cosiddetti "inglesismi"; una delle parole da lui inventate che oggi utilizziamo quasi ogni giorno è tramezzino (italianizzazione del nome originale inglese sandwich).

la celebre frase su una parete del Vittoriale
3. d'Annunzio nutriva un grande affetto nei confronti degli animali, in particolare verso i cani: lui stesso ne ebbe moltissimi nel corso della sua vita, nella maggior parte dei casi erano animali di pura razza dei quali il Vate amava farsi circondare; i suoi ultimi cani vennero seppelliti accanto a lui nel giardino del Vittoriale.

4. In occasione di un avvenimento celebrativo del Sommo Poeta all’epoca molto apprezzato nei salotti dell'alta borghesia fu chiamato a partecipare a una tavola rotonda, ma senza esitazione alcuna rispedì al mittente l’invito: “Oggi, in Italia, non può parlare di Dante che un ministro, un professore o un imbecille … ed io non appartengo a nessuna di queste importanti categorie!”.

5. Il motto "Memento Audere Semper", uno dei riferimenti letterari più importanti dell figura di d'Annunzio è stato da lui ripreso come un acronimo alternativo alla sigla M.A.S. che indicava il Motoscafo Armato Silurante: imbarcazione molto amata dagli arditi per azioni di sabotaggio ed utilizzata in guerra svariate volte anche dal Vate.

lunedì 22 febbraio 2016

Le 5 cose che (forse) non sai su Vittorio Emanuele II

Vittorio Emanuele II nel suo ritratto più celebre
1.  A causa della sua statura bassa e tarchiata, a differenza di quella dei genitori entrambi alti (Carlo Alberto addirittura 2,03 metri) iniziarono a circolare voci maliziose che lo vedevano come un figlio di un popolano, sostituito al vero Vittorio Emanuele morto in un incendio ancora in fasce; queste voci si devono al fatto che il giovane sovrano non assomigliasse affatto ai genitori ed aveva una conformazione fisica singolare per un monarca, molto simile a quella dei popolani del primo ottocento.

2.  I letti dei Savoia erano tutti piccoli, non perchè questi fossero di bassa statura (uniche eccezioni Vittorio Emanuele II ed il nipote Vittorio Emanuele III) ma perchè era una sorta di tradizione di famiglia quella di dormire in posizione fetale; infatti non poche consorti dei Reali Piemontesi si lamentarono della grandezza dei letti di Palazzo.

3.  Vittorio Emanuele II soffriva di "gallismo" una patologia che lo vedeva attratto in ogni momento dal sesso femminile, tanto che alcuni sovrani del tempo parlarono di questo suo "problema" dopo aver avuto colloqui con lui nei quali si tratteneva in modo evidente dal fare apprezzamenti sulla servitù.

Il Re durante una battuta di caccia: il suo passatempo preferito
4.  Vittorio Emanuele II ebbe una storia d'amore con una popolana detta "Rosina" che aveva conosciuto durante una battuta di caccia.
A detta del conte di Cavour la bella Rosina" lo manteneva nella copula e nel disordine"; e rivolgendosi ai cortigiani li incitava:"è per noi un dovere di coscienza di staccarlo". 
Vittorio Emanuele II amava commentare " almeno dalla Rosina si può desinare in maniche di camicia".Rosina condivideva con il Re la buona cucina, il biliardo e la passione per la caccia. Tra i cimeli trovati nell'appartamento regale un bastone da passeggio spezzato in due con l' etichetta "rotto sulla schiena di don Margotti per quanto scritto su Rosina" Margotti era il direttore del giornale torinese l'Armonia e fu tra coloro che sperimentarono a proprie spese di quale protezione godesse la donna, regina di cuori del re d' Italia. 


5.  Il rapporto dei Savoia con il paranormale e la superstizione era molto marcato al punto che arrivò a coinvolgere i numeri: il 28 portava male. Troppi decessi erano avvenuti in Casa Savoia il giorno 28: Carlo Alberto, Vittorio Emanuele, la Regina Elena, la loro figlia Mafalda e molti altri. Che fare per proteggersi? Vittorio Emanuele II usava farsi crescere per un anno intero le unghie degli alluci per poi affidarle al suo orafo affinché le incastonasse in oro e diamanti: una volta pronte ne faceva talismani che dava in dono alle sue amanti. Dopo la morte del re, il successore Umberto I recuperò un'unghia che il morto aveva regalato a sua madre, la regina Maria Adelaide, e la regalò come portafortuna al Conte di Mirafiori.

domenica 21 febbraio 2016

Amedeo Guillet: il Lawrence d'Arabia italiano

Nato a Piacenza nel 1909, il barone Amedeo Guillet è un brillante sottotenente di cavalleria del Regio Esercito Italiano. Per le sue innate capacità equestri viene scelto per rappresentare la squadra italiana di equitazione alle Olimpiadi di Berlino del 1936, ma nell'inverno del '34 gli eventi precipitano: Mussolini annuncia al mondo le sue mire coloniali in Africa ed Amedeo decide di partecipare alla campagna d'Abissinia.
Il giovane barone Amedeo Guillet
 Il 3 Ottobre 1945 quando inizia il conflitto Guillet è a capo di un contingente di Spahis (guerriglieri libici montati a cavallo).
 Guillet ha subito un rapporto molto stretto con i suoi spahis tanto che deciderà di imparare l'arabo per poter comunicare meglio con loro, i quali a loro volta ammiravano Guillet affibbiandogli il soprannome di "comandante diavolo".
Dopo essere stato ferito ad una mano torna in Italia per farsi operare e qui conosce la cugina "Bice" con la quale si sposerà. Intanto partecipa alla guerra di Spagna e viene decorato dal Generalissimo Franco; in seguito, ferito ad una gamba torna in Africa a Tripoli dove viene ricoverato, qui riceve l'incarico dal Vicerè Amedeo D'Aosta di  tornare in Eritrea per governare una vasta area.
Qui viene subito amato da tutti gli indigeni che non lo tradiranno mai e non diserteranno mai nemmeno dopo la guerra.
Qui incontra la figlia di un capo tribù: Kadija con la quale avrà una storia che durerà per tutta la sua permanenza in Africa.
Guillet nei panni di Ahmed Abdellah Al Redai
Gli viene affidato un battaglione di indigeni a cavallo "Gruppo Bande Amhara", l'addestramento non è ancora completo quando l'Italia entra in guerra e Guillet è costretto a combattere contro gli inglesi; si distinguerà per spirito di sacrificio e ardimento in battaglia, infatti per consentire alle truppe italiane di stanza ad Asmara di ritirarsi ordina una carica di cavalleria contro i carri inglesi e riesce a vincere: per gli inglesi inizia l'incubo del comandante diavolo.
Dopo la sconfitta in Africa Orientale riceve l'ordine di ritirarsi in Libia, ma decide di restare in Eritrea, si traveste, abbandona la divisa e si veste da indigeno, cambierà anche il suo nome in Ahmed Abdellah Al Redai, fingendosi uno yemenita bloccato in Eritrea dopo la sconfitta italiana; così facendo non verrà mai trovato. Organizza la guerriglia contro gli inglesi, armando i nativi eritrei svuotando i depositi italiani abbandonati ed avviando un logoramento delle truppe inglesi con azioni di sabotaggio e guerriglia tanto che gli inglesi offrirono una taglia di 1000 sterline per chiunque lo catturasse; ma Guillet non venne mai tradito. La sua missione personale era quella di infliggere più danni possibili agli inglesi con l'intento di aiutare gli italiani che stavano ancora combattendo in Libia.
Guillet è considerato uno dei più grandi patrioti dell'Eritrea, e quando vi tornò in visita ufficiale venne accolto come un eroe, infatti senza di lui e la sua guerriglia contro etiopi ed inglesi l'Eritrea, probabilmente non sarebbe mai divenuta indipendente.


sabato 20 febbraio 2016

5 cose che (forse) non sai su Giuseppe Garibaldi


Il Garibaldi Panorama era alto 1,50 metri e lungo 83 metri.

1. Nel testamento, riconfermò il suo odio viscerale per gli uffici ecclesiastici, rifiutando qualsiasi tipo di cerimonia e richiedendo la cremazione. Il suo corpo fu imbalsamato ed è conservato in un sepolcro coperto da una massiccia pietra grezza di granito a Caprera.

2. Alla fine del Settecento il ‘pubblico’ avido di conoscere realtà ed eventi storici ebbe a disposizione uno strumento del tutto nuovo:
i panorama. Si trattava di dipinti circolari, di grandi dimensioni, che venivano installati in un edificio appositamente costruito. Dopo alcune prove preliminari in Scozia, il primo tipo di panorama fu mostrato a Londra nel 1788. Uno dei pochi panorama ancora oggi esistenti è il Garibaldi Panorama alto circa 1 metro e mezzo e lungo circa 83 metri, dipinto su entrambi i lati. Si dice che sia il più lungo panorama esistente al mondo. Opera di James J. Story, fu completato a Londra nel 1859. Dal 1860, e per qualche tempo, il panorama fu mostrato a migliaia di interessati spettatori in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Dopo varie vicissitudini e passaggi di proprietà, il Garibaldi Panorama è ora uno dei ‘tesori’ della Hay Library a Brown University, Rhode Island. È unanimemente giudicato il più affascinante panorama mai prodotto.
Garibaldi con la sua fedelissima cavalla Marsala.
dopo la sua morte verranno sepolti vicini.

3.  tra i suoi molti meriti, ci fu anche quello di aver fondato nel 1871 a Torino, la Società Reale per la protezione degli animali“, poi trasformata in Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali).

4. Garibaldi nutrì sempre un grande amore per la sua bellissima cavalla bianca (in realtà piuttosto sul grigio chiaro), chiamata Marsala in onore del marchese Sebastiano Giacalone Angileri, che gliela regalò al momento dello sbarco nella cittadina siciliana e che lo accompagnò fedelmente durante le tumultuose spedizioni militari nell’isola prima di essere mandata a Caprera, in Sardegna, dove morì.

5. Garibaldi fu, involontariamente il primo "produttore" in serie di Jeans che venivano prodotti a Genova ed erano stati distribuiti alle Camice Rosse per la campagna dei mille.

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